Regolata dal Controllo Visivo
Attivo del diretto avversario da marcare e del portatore di palla,
la Difesa Elastica rappresenta la naturale evoluzione e il
superamento degli attuali sistemi difensivi in base ai risultati
ottenuti e alle soluzioni proposte partendo dallo studio,
dall’osservazione attenta e dall’analisi approfondita, soprattutto
alla moviola, dei gol evitabili di pertinenza.
Dopo aver classificato i GOL in due grandi categorie, Evitabili ed
Imparabili, secondo le statistiche pari rispettivamente al 60% e al
40% circa del totale di tutte le reti segnate, nel precedente
articolo ho preso in esame il primo dei due gruppi di gol evitabili
rientranti nel rapporto di causa-effetto tra giocatore e palla in
arrivo, evidenziando gli errori di atteggiamento commessi dai
giocatori in fase difensiva e suggerendo come deve essere effettuata
correttamente l’opposizione fisica e quale tipo di esercitazione sia
adatto a risolvere la relativa problematica calcistica applicando la
regola della Posizione Frontale Attiva.
Ora, meritevole parimente di uno studio specifico, è il secondo
gruppo di gol evitabili collegati all’altra regola fondamentale di
difesa della porta, il Controllo Visivo
Attivo, che stabilisce come eseguire
la corretta marcatura dell’avversario sul piano della posizione e
del movimento per garantire al difensore padronanza e sicurezza nel
disimpegno, per prevenire una particolare e pertinente tipologia di
gol che la difesa “a zona” con le sue varianti non ha saputo finora
impedire pur essendo parte in causa.
Si tratta di un tema tattico di calcio giocato che, nonostante
l’importante attualità, a mio avviso non ha trovato sufficiente
interesse, coinvolgimento da parte degli addetti ai lavori, né fatto
emergere proposte risolutive adeguate perché, come indicato a
proposito della posizione frontale attiva, anche qui gli episodi o
le situazioni di gioco da prendere in esame, sfuggono alla
percezione visiva normale, non sono oggetto di sufficiente
attenzione critica, perciò viene meno di conseguenza
l’individuazione, la rilevazione di determinati errori
comportamentali commessi dai difensori nei momenti topici della
gara, specie dentro l’area di rigore, immediatamente prima che la
palla entri in rete.
I numerosi gol evitabili della specie, da me registrati nelle
videocassette e analizzati nei minimi dettagli alla moviola,
testimoniano in modo eloquente la presenza di questi errori tattici.
L’atteggiamento sbagliato dei difensori nel marcamento si presenta,
pure in questa fattispecie, con un unico denominatore comune che
consiste nel lasciare incustodito o con troppo spazio, nel
trascurare il diretto avversario, il quale, approfittando della
favorevole posizione di libertà
in cui viene a trovarsi, riesce di solito a
concludere facilmente a rete.
In proposito risulta evidente che le situazioni di gioco da prendere
in considerazione si riferiscono alla zona arretrata del campo
durante la fase di contenimento, di non possesso palla e riguardano
i movimenti ed i momenti che il difensore dovrà saper valutare
tempestivamente nell’assumere la posizione giusta, più efficace per
marcare correttamente il diretto avversario in rapporto alla
chiusura, all’anticipo o al contrasto.
Prima di esaminare cosa succede nella realtà calcistica, torna utile
chiarire chi sono i soggetti, gli attori protagonisti di queste
situazioni di gioco da esaminare, per arrivare poi a dettare le
linee guida di come deve essere impostata, attuata la nuova tattica
difensiva.
Da una parte c’è il difensore, dall’altra gli avversari,
precisamente quello diretto da marcare, ed il suo compagno portatore
di palla più o meno lontano, che presi singolarmente sembrano essere
una variabile indipendente, mentre in realtà si dispongono, si
muovono, giocano per fini comuni e contrapposti. Gli ultimi due per
tentare di finalizzare l’azione scambiandosi la palla, il difensore
per cercare di intercettarla, d’interrompere il passaggio
intervenendo in prima o in seconda battuta sul diretto avversario,
controllato a vista in via prioritaria durante la fase di marcatura,
oppure per lasciargli quello spazio che, valutata la distanza e la
sua posizione rispetto alla porta, ritiene possa essere concesso
senza dover correre troppi rischi.
Solo se sarà in grado di gestire al meglio queste tre opzioni
d’intervento, momenti rilevanti della sua azione di controllore, il
difensore potrà dire di aver assimilato e rispettato il Controllo
Visivo Attivo, la regola che sta alla base della moderna tattica
difensiva, la “Difesa elastica”,
di cui parlerò più avanti.
Al riguardo occorre precisare subito che i movimenti di chiusura, di
copertura, di riduzione degli spazi, nonché di posizione effettuati
dal difensore per marcare il diretto avversario, dipendono da un
gesto fisico-tattico semplice ma fondamentale e irrinunciabile,
generalmente trascurato o poco conosciuto, assente nel panorama
calcistico, che permette al difensore di controllare visivamente, in
rapida successione, sia lo svolgimento del gioco,
l’iniziativa del portatore di palla,
sia, soprattutto, la mobilità nello spazio dell’avversario
sottoposto alla sua marcatura.
Tale gesto consiste nel girare,
muovere lateralmente il capo,
senza soluzioni di continuità, a destra, a sinistra, allo scopo di
controllare visivamente, in modo attivo, l’evoluzione prospettica
della manovra avversaria, dalla fonte del gioco al possibile
destinatario della palla. Ricorrendo a questo gesto tattico il
difensore è in grado di tenere d’occhio e
valutare, in tempo reale, la posizione
e la pericolosità del diretto avversario da marcare, movendosi in
sincronia con lui a distanza di sicurezza, e seguire
contemporaneamente lo sviluppo dell’azione contro.
Nella realtà calcistica odierna, invece, da quando la zona è
subentrata come tattica difensiva adottata dalle squadre, i
difensori, nel disporsi a protezione della porta, si mettono in
linea, a forma di pettine, con gli avversari, gli uni alternati agli
altri, distanziati tra loro da spazi non sorvegliati, oltre misura e
quindi rischiosi.
Tutto ciò accade perché i difensori che dovrebbero marcare a uomo
nella zona di competenza, ma in pratica, sul campo, dimostrano
chiaramente di non saperlo fare, si muovono e si posizionano solo in
funzione della circolazione della palla, con questa precisa
intenzione, aspettando d’intercettarla quando arriva in area e
tralasciando di controllare, di marcare il diretto avversario
lasciato spesso dimenticato, indisturbato.
Nella fattispecie i difensori, stando in linea, cercano in via
preferenziale, prioritaria, di occupare una posizione dentro l’area
di rigore che giudicano, valutano sia quella giusta, corretta,
efficace per andare con successo sulla palla in arrivo, per
neutralizzare il tiro, per interrompere il passaggio tagliato o
dalle fasce, senza preoccuparsi troppo di quanto sta accadendo alle
loro spalle.
Privilegiare con l’attenzione,
fissare con lo sguardo la circolazione della palla, l’azione
individuale di chi la gestisce, per poi posizionarsi in un punto
dell’area di rigore dove si ritiene sia più probabile intercettare
la palla in arrivo, annullare il passaggio, il tiro, senza marcare
il diretto avversario lasciandolo libero di agire indisturbato, è
una scelta tattica sbagliata, controproducente, da rivedere, un
comportamento comune a molti difensori causa di tanti gol evitabili,
spesso decisivi.
A tal proposito credo torni utile ricordare la massima latina
“cogito ergo sum”, che tradotta liberamente in italiano l’ho
adattata come segue: “vedo (l’avversario) quindi (lo) marco”.
D’altro canto l’atto del marcare mostra non di rado il risvolto, il
lato opposto dell’azione, riscontrabile soprattutto sui calci
piazzati, vale a dire l’inseguimento sfrenato, la guardia eccessiva
del difensore sull’attaccante, talvolta tollerata dagli arbitri ma
punibile da Regolamento, in cui si vede la “caccia” all’avversario,
controllato a vista con trattenute, abbracci, cinture e spintoni,
anche lontani dalla distanza di gioco, come se la palla non
esistesse, in un duello corpo a corpo fuori d’ogni logica
calcistica, degno del miglior rugby.
Anche il semplice contatto fisico con la mano o con il braccio per
“sentire” l’avversario e marcarlo di conseguenza,
è una variante che sconsiglio di
adottare perché non da sufficienti garanzie di controllo,
disorienta, impedisce al difensore di posizionarsi correttamente sul
diretto avversario, lo perde specie se sta in continuo movimento,
corre il rischio di commettere fallo o peggio ancora di subire il
calcio di rigore per trattenuta.
Nel merito va precisato che sono pochi quei
giocatori capaci di svolgere bene e in
maniera funzionale il loro compito difensivo
applicando la regola del Controllo
Visivo Attivo.
Se alcuni difensori ci riescono, a mio avviso,
ciò dipende unicamente dal carattere
combattivo,
dal temperamento e dall’accortezza che dimostrano
di possedere stando sempre vigili, attenti, reattivi e pronti a
capire la variabilità delle situazioni di gioco in atto. Per
predisposizione quindi e non per effetto di una
preparazione mirata, di una formazione
ricevuta o di un insegnamento specifico, mancando in letteratura un
chiaro, preciso riferimento in materia di gol evitabili e di
prevenzione, mentre a livello didattico tale problematica difensiva
mi risulta non essere stata finora adeguatamente affrontata, né
tenuta in debita considerazione dagli addetti ai lavori,
specialmente nel settore giovanile.
Una lacuna di non secondaria importanza nell’ambito della tattica
difensiva calcistica di cui ci si dovrebbe far carico, intervenendo
con il contributo di tutti gli operatori sul piano propedeutico
attraverso l’individuazione e l’analisi del problema, per arrivare
poi ad uno studio organico accompagnato da opportune esercitazioni
pratiche e supportato dalle immagini televisive.
Rilevati gli errori dei difensori in fase di marcatura che portano a
segnare dei gol evitabili e messo a fuoco gli aspetti principali per
trovare le soluzioni tattiche più idonee a prevenirli, ho formulato
una regola generale, riportata anche nel mio libro
Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio, dal titolo “Controllo
Visivo Attivo”, che di seguito
trascrivo:
“Atteggiamento da cui dipende la
scelta corretta della posizione di marcamento da parte del
difensore, consistente nel tenere d’occhio contemporaneamente,
inquadrati nello stesso campo visivo, il portatore di palla che
conduce l’azione contro e, se rimane fermo, il diretto avversario
(situazione statica); al contrario, se questi si mette in azione per
proporsi (situazione dinamica) cercando spazio, ma senza andare
nettamente in fuorigioco, il difensore dovrà seguirlo alternando
l’attenzione ora su di lui, ora sul portatore di palla, con rapidi e
continui movimenti laterali del capo, in modo da controllare la
situazione del gioco e, nello stesso tempo, effettuare spostamenti
di posizione sull’avversario per marcarlo stretto se accentrato,
meno stretto se defilato, con l’accortezza di non concedergli mai
quello spazio che renderebbe vano l’anticipo, la copertura, il
contrasto o l’eventuale uno contro uno, fatta salva la possibilità
di andare sulla palla qualora non giunga al destinatario.”
Leggendo questa regola la prima osservazione da fare è la
distinzione tra le due posizioni da fermo o di movimento del
giocatore da marcare, da cui dipende il diverso, contrapposto
atteggiamento del difensore nel monitorare la visione del gioco e
conseguentemente la sua azione di controllo.
Infatti, se il diretto avversario non si muove oppure cammina
appena, per il difensore risulta più agevole marcarlo, controllare
la sua posizione, potendo inquadrare nello stesso campo visivo sia
il portatore di palla sullo sfondo sia l’attaccante in primo piano,
senza dove ricorrere a movimenti con la testa. In questo caso il
difensore raramente verrà a trovarsi impreparato, fuori posto,
distratto dovendo intervenire.
Diverso invece sarà il comportamento del difensore qualora il suo
diretto avversario cerchi spazio muovendosi per linee orizzontali o
con cambi di direzione, per farsi vedere, per ricevere il passaggio
dal compagno o per andare a colpire la palla.
Se non vuole farsi sorprendere o intervenire in ritardo, il
difensore dovrà adottare, praticare una diversa, più efficace
tattica difensiva basata proprio sul controllo visivo attivo
alternando lo sguardo, l’attenzione su entrambe le parti in causa
coinvolte nella manovra del gioco d’attacco, il portatore di palla e
il diretto avversario da marcare.
Per assecondare tale impostazione comportamentale il difensore, come
sopra accennato, non potrà fare a meno dei
movimenti laterali con il capo,
in modo attivo, dinamico, in uno con lo spostamento del corpo; ciò
gli consentirà non solo di seguire l’evolversi dell’azione d’attacco
ma soprattutto di valutare e quindi decidere quale
posizione-distanza prendere correttamente rispetto al diretto
avversario, più stretta dentro l’area di rigore, meno stretta verso
le fasce laterali.
Oltre alla distanza tra difensore e diretto avversario va tenuto ben
presente anche l’altro aspetto altrettanto importante di questo
nuovo modo di marcare che riguarda la posizione (postura) del
difensore rispetto all’avversario stesso, variabile secondo la zona
del campo, centrale o sulle fasce, interessata dalla circolazione
della palla.
Dentro l’area di rigore, in una situazione di gioco con la difesa a
tre e con palla verticale, centrale alla porta, il difensore nel
mezzo dovrà cercare di stare alle
spalle dell’attaccante, mentre i due
compagni laterali faranno in modo di tenere i rispettivi avversari
di fianco verso l’esterno poco più alti;
se l’azione d’attacco si sviluppa invece sulle due fasce laterali
sarà il primo difensore più vicino alla palla a porsi dietro
all’attaccante esterno, mentre gli altri due avranno cura di marcare
i diretti avversari mettendosi al loro fianco leggermente arretrati.
Affrontando con i colleghi questo tema di tattica difensiva sono
solito sostenere che, in fase di marcatura, la minaccia alla porta
non proviene tanto dalla palla calciata o appoggiata nei traversoni,
nei passaggi, quanto piuttosto dall’avversario destinato a
riceverla, chiamato alla conclusione, l’unico capace di trasformarla
in rete; aspettare la palla o voler andare ad intercettarla a tutti
i costi in via prioritaria, talvolta muovendosi in due sul
portatore, senza garantirsi, coprirsi le spalle, costituisce un
errore di tattica individuale grave che, come spesso accade, può
costare caro al difensore, alla squadra causando dei gol evitabili
subiti proprio per mancato rispetto del Controllo Visivo Attivo.
Una traiettoria inaspettata, calcolata male, una deviazione
improvvisa, un intervento fuori tempo sulla palla, sono tutte
situazioni di gioco, evenienze imprevedibili da non sottovalutare
che, se si verificano, non lasciano scampo alla difesa, al portiere,
a beneficio esclusivo dell’attaccante.
Per questo motivo va fatto capire, bisogna insegnare che la palla in
arrivo non costituisce di per sé pericolo immediato specie se non
giunge a destinazione; lo diventa sicuramente quando l’attaccante la
riceve, se ne impossessa senza essere marcato, peggio ancora se
lasciato libero, dimenticato in area di rigore.
E’ scontato che nulla vieta al difensore, in posizione regolare di
marcamento, considerare l’ipotesi di andare sulla palla quando
questa risulta fuori della portata del diretto avversario.
In merito a questa regola comportamentale di tattica individuale
bisogna precisare che il suo ambito di applicazione non riguarda
solo la fase finale dell’azione offensiva, contrapposta a quella
difensiva, con lo scopo di prevenire i gol evitabili, ma è da
considerarsi estesa ad ogni zona del terreno di gioco, reparto o
interlinea, restando valida la sua efficacia e pertinenza sia per un
attaccante sia per un centrocampista quando difendono.
Nella realtà odierna del calcio giocato una cosa è certa, che il
Controllo Visivo Attivo non trova applicazione ed i numerosi gol
derivanti dalla mancata osservanza di tale regola, da me registrati
nelle videocassette, che si riferiscono a partite dei massimi
campionati italiani ed esteri, nonché alle competizioni
internazionali, ne sono la prova concreta più tangibile.
Come sopra accennato se queste situazioni di scopertura difensiva
nascono e sono così frequenti nel calcio, il fatto si deve alla
disposizione in linea dei difensori davanti alla porta, ognuno nella
propria zona di competenza tanto da disegnare, se vista
frontalmente, una fila orizzontale formata da una sequenza di
giocatori d’entrambe le squadre, alternati e distanziati tra loro
indipendentemente dal punto di gioco della palla, con spazi e
libertà di movimento eccessivi.
Formulata la regola del Controllo Visivo Attivo, ho sentito la
necessità di approfondire ulteriormente l’esame e lo studio dei gol
evitabili di pertinenza stabilendo che, come provato dalle immagini
filmate dei gol stessi, la causa, la spiegazione di questi errori
tattici non risiede soltanto nell’atteggiamento del singolo
difensore, ma risente anche, in maniera determinante, sia della
difesa a zona sia della tattica del fuorigioco, sua diretta
emanazione. Proprio per la disposizione in linea dei difensori e
l’attenzione privilegiata da loro rivolta alla palla a scapito
dell’avversario da marcare, tutti aspetti collegati alla difesa a
zona, i gol evitabili dipendenti dall’inosservanza del controllo
visivo attivo trovano terreno fertile per essere segnati.
Quanto al fuorigioco verrebbe da dire a ragion veduta che, con la
difesa a zona, trova le condizioni ideali per una facile e perfetta
applicazione, mentre nella realtà così non è, spesso si verifica il
contrario, non scatta pur in presenza di automatismi collaudati, di
movimenti sincronizzati e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Riguardo poi all’offside la mia opinione rimane negativa, lo ritengo
un’azione di non gioco, di mera furbizia come quando si alza il
braccio per segnalare sistematicamente la posizione irregolare del
giocatore, non importa se fondata o meno, per invitare l’arbitro a
fermare il gioco, per niente spettacolare, che non rientra nelle
emozioni e nelle bellezze del calcio.
Inoltre, se analizziamo bene la situazione di gioco specifica alla
moviola, per mandare in fuorigioco gli avversari, i difensori si
disinteressano completamente di loro, non solo di quelli che si
muovono sul filo del fuorigioco ma anche di quelli che s’inseriscono
regolarmente da dietro per correre a raccogliere la palla sul
passaggio del compagno oltre la linea difensiva, rimanendo
impassibili, spettatori a guardare la conclusione a rete senza fare
assolutamente nulla per difendersi, per coprire, per tentare di
marcare.
Alle volte, ironia della sorte, succede che a cadere nella trappola
del fuorigioco siano logicamente le punte ma risultando la loro
posizione ininfluente, l’azione non viene fermata dall’arbitro e
fatta proseguire perchè sulla palla è andato un centrocampista
regolarmente partito da dietro.
Per quanto sopra indicato, a mio parere il gioco a zona, la difesa a
zona con la tattica del fuorigioco hanno ormai fatto il loro tempo,
non sono più in sintonia con le esigenze del calcio moderno, veloce
con la palla, rapido nei movimenti. Se poteva andare bene anni fa,
quando il calcio si giocava con caratteristiche sostanzialmente
diverse da quelle attuali, per ritmo minore e per spazio e tempo
maggiori, quando la velocità di circolazione della palla e di corsa
dei giocatori era inferiore, non paragonabile certo a quella odierna
molto elevata, la possibilità di recupero sul diretto avversario più
alla portata del difensore, voler insistere, continuare ancora con
la difesa a zona appare anacronistico, non conviene, prova ne sia i
tanti gol evitabili segnati.
Alcuni sostengono che la difesa “a uomo”, quella classica, di
lontana memoria, non andrebbe cambiata ma, semplicemente, trasferita
e praticata nella “zona”, quasi a voler consolidare, a non spezzare
il filo che lo lega al gioco a zona cui crede fermamente fin dalla
prima ora.
Ritengo che marcare “a uomo” nella zona, ammesso di saperlo fare,
sia limitativo, condizionato dal mantenere la posizione e la linea
dei difensori, sia causa di marcature interrotte, saltate,
semplicemente perché l’attaccante movendosi alla ricerca dello
spazio o della combinazione, sovverte ogni forma di vincolo tattico
del difensore sul diretto avversario nella propria zona di
competenza, con scambi di posizione e movimenti veloci che per
essere arginati richiedono altre e più moderne soluzioni tattiche
difensive.
Dopo aver valutato e studiato attentamente tutti questi aspetti che
interessano la tattica difensiva, partendo dai gol evitabili e dal
Controllo Visivo Attivo, sono arrivato ad elaborare, a mettere a
punto un nuovo sistema difensivo, che ho chiamato Difesa Elastica e
che considero essere la naturale evoluzione, il superamento della
difesa a zona. Da precisare che tale sistema difensivo non va
frainteso con l’elastico difensivo, la tattica di movimento della
linea difensiva dal basso in alto e viceversa.
L’elemento distintivo principale, mutuato dal controllo visivo
attivo, della Difesa Elastica rispetto alla difesa a zona, sta nel
movimento laterale, repentino della testa cui i difensori devono far
ricorso, senza soluzioni di continuità, per controllare visivamente
la circolazione della palla e per tenere d’occhio contemporaneamente
il diretto avversario da marcare. La marcatura non è vincolata al
mantenimento della linea difensiva, è incompatibile con la tattica
del fuorigioco ricercata sistematicamente, non si esercita solo
nella zona di competenza, ma varia con la posizione dei difensori in
rapporto alla dislocazione della palla, centrale o sulle fasce,
riduce o allenta in modo elastico gli spazi nei confronti del
diretto avversario in rapporto alla sua posizione-pericolosità, ma
sempre con la sicurezza e l’accortezza di controllarlo in modo da
non farsi sorprendere, intervenire d’anticipo o di contrasto, mai
rimanendo immobili.
Riporto qui di seguito la definizione di
Difesa Elastica:
“Nuovo, moderno sistema tattico
difensivo che consiste nel marcare il diretto avversario, alle
spalle, da parte del difensore centrale e, stando in posizione
laterale interna, leggermente arretrata, da parte dei difensori
esterni, quando la palla giocata è frontale alla porta; quando viene
giocata sulle fasce, i diretti avversari sono marcati, alle loro
spalle, dal difensore esterno, di fianco da quello centrale e di
lato interno dall’altro difensore opposto, stando leggermente
arretrati e a distanza variabile sempre più stretta dentro l’area di
rigore, con l’accortezza di mantenere tali posizioni previo
controllo visivo attivo muovendo il capo in rapida successione sul
portatore di palla e sullo stesso diretto avversario, per tenere
d’occhio la situazione del gioco e quindi valutare e decidere in
tempo reale quanto staccarsi o avvicinarsi (concetto di elasticità)
nella marcatura per contrastarlo, per non lasciarlo solo
indisturbato, per intervenire d’anticipo, per non farsi sorprendere
nell’eventuale successivo uno contro uno; la tattica del fuorigioco,
derivato del gioco a zona, non si presta alla difesa elastica e
pertanto non va ricercata a priori, salvo che il diretto avversario,
nel tentativo di smarcamento, non venga a trovarsi in posizione
nettamente irregolare rispetto alla linea difensiva.”
Ho inoltre ideato e sviluppato alcune esercitazioni finalizzate
all’addestramento, all’applicazione del controllo visivo attivo
nella Difesa Elastica, che ripropongono gli stessi movimenti,
inducono agli stessi atteggiamenti mentali dei difensori da
trasferire poi nella realtà del calcio giocato, sul campo.
A beneficiare di questo nuovo moderno sistema difensivo sarà
sicuramente la componente dinamica del gioco del calcio, che diverrà
più spettacolare, emozionante e divertente, dovendo gli attaccanti
stare in continuo movimento per cercare spazio, per svincolarsi
dalla guardia dei diretti controllori, a loro volta costretti ad una
difesa altrettanto mobile, attenta per poter intervenire al posto
giusto nel momento giusto; una tendenza innovativa sul piano della
tattica difensiva individuale e di reparto che con la Difesa
Elastica spero possa fare scuola nel calcio.
Anche gli addetti ai lavori che si occupano di calcio nei giornali,
nelle radiocronache, nelle telecronache e nei dibattiti televisivi
dovrebbero far sentire la loro voce qualificata in proposito.
In questi casi si resta spesso nel vago chiamando in causa la difesa
con termini generici come disattenzione, distrazione, incertezza,
indecisione, amnesia, dimenticanza, sorpresa, scoperta, immobile,
imbambolata, impreparata, dormita.
Tutto ciò perchè non si tiene conto, non si pone mai l’accento, con
sufficiente attenzione critica, all’analisi approfondita dei gol
evitabili, alla responsabilità del giocatore che quando sbaglia
difendendo a zona, sembra non avere mai colpe, pertanto la sua
tattica difensiva non viene adeguatamente commentata né messa in
discussione.
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