PROBLEMATICHE DEL CALCIO GIOVANILE:
RIFLESSIONI SULLE ATTIVITA’ DI BASE INDIRIZZATE A SOGGETTI DI ETA’ COMPRESA TRA I CINQUE ED I QUATTORDICI ANNI.
Girolamo Martorano.
6 marzo – 17 maggio 2000 Centro Tecnico di Coverciano
INDICE
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Premessa. |
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Il mondo degli adulti ed i rapporti che instaurano con i bambini, gli adolescenti ed i giovani che praticano o che vorrebbero praticare il calcio:
- I genitori, i familiari, gli “ amici ”.
- Gli istruttori e gli insegnanti.
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Ipotesi e strategie organizzative. Programmazione delle attività formative di base.
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Riflessioni conclusive
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Bibliografia
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Premessa
Quando ho scelto di parlare dei giovani che amano il calcio, ho subito intuito che mi sarei trovato di fronte a problemi di non semplice soluzione.
Su questo argomento, molti si sono espressi, ed altrettanti lo faranno.
Le mie personali considerazioni a riguardo saranno fortemente condizionate dai miei limiti, da quanto visto, letto ed ascoltato relativamente al calcio giovanile, ma anche dai miei sogni e dalla mia fondamentale certezza: chi ha, oppure ha avuto, la fortuna di giocare al calcio, ha praticato non uno sport, ma una dimensione, una filosofia di vita.
Non si può parlare di giovani se, preliminarmente, non si prova a fare luce su alcuni concetti fondamentali che caratterizzano le attività per loro organizzate.
Volendo adottare tale metodo, occorrerebbe innanzi tutto far chiarezza sulla proposta metodologica - concettuale sulla quale la F.I.G.C. ha speso molte energie, negli anni ottanta e novanta: le “ Scuole calcio ”. Erano state concepite affinché anche l’attività calcistica entrasse a pieno titolo nel processo educativo globale, relativo alla formazione dei giovani “calciatori” italiani.
Dal punto di vista della Federazione, l’obiettivo primario delle Scuole Calcio, era quello di offrire un migliore avviamento alla pratica sportiva, e, quindi diventare il riferimento per le attività metodologiche e didattiche tendenti alla formazione dei giovani calciatori, sia per quanto attiene i Settori Giovanili delle società professionistiche, sia per quelle dilettantistiche.
Negli ultimi anni sono nate un po’ dappertutto nella nostra penisola, e molte di esse sono tali solo di nome.
Oggi aprire una scuola calcio è come aprire un supermercato; si pensa soltanto al facile guadagno.
Molte di queste hanno esplicitamente fini di lucro; nei loro bilanci, alla voce “spese di gestione”, si possono riscontrare i costi più assurdi, nel tentativo di giustificare le altissime rette che le famiglie degli allievi dovranno sobbarcarsi.
Parecchie Scuole calcio non hanno istruttori qualificati, ma allenatori improvvisati, nel tentativo di ridurre i costi “reali” e, quindi, aumentare i ricavi. Vogliamo, a questo punto, far finta di meravigliarci della mediocrità che caratterizza l’organizzazione delle attività giovanili in ambito federale ?
Le mie riflessioni nascono dallo stretto rapporto che ho instaurato con una Scuola Calcio della provincia nella quale lavoro ed opero; in qualità di attento osservatore, ho potuto constatare che quello che aveva detto in un’intervista apparsa sul “Guerin Sportivo” del 1996 il Sig. Vatta, è vero.
Nell’intervista citata, si attribuiva la colpa della “non formazione” del giovane calciatore a due figure estremamente importanti nel processo relazionale ed educativo che lo riguarda : i genitori e gli istruttori.
Il mondo degli adulti ed i rapporti che instaurano con i bambini, gli adolescenti ed i giovani che praticano o che vorrebbero praticare il calcio:
- I genitori, i familiari, gli “ amici ”.
Noto molto spesso l’intrusione dei genitori nella gestione delle attività della Scuola Calcio, non risparmiandosi un certo fare critico quando, il proprio figlio, “pulcino” o “giovanissimo” che sia, non è incluso tra i partecipanti alla gara; cominciano a creare problemi ed ostacoli ad un sereno e positivo prosieguo delle attività del figliolo stesso.
Molto spesso, il vero protagonista di alcune partite giovanili, diventa proprio il genitore, con i suoi strani vezzi, con i suoi egocentrici comportamenti e con le sue “ignoranze”.
Spesso, può capitare che, inconsciamente, si tenda a “tentare” di realizzarsi attraverso l’operato del proprio figlio; pesano moltissimo le frustrazioni derivanti dai desideri insoddisfatti della propria gioventù.
Ciò, però, non spiega appieno i comportamenti, spesso deleteri, dei “genitori” e degli “amici” ; il particolare fascino che il calcio esercita anche sugli “adulti” è, molto spesso, qualcosa di misterioso ed indecifrabile.
Mentre i bambini “imitano” gli adulti che giocano, questi ultimi si sentono realizzati, inconsciamente, soltanto quando sono “imitati” dai bambini; immaginiamo il papà che gioca nel corridoio della propria abitazione con il proprio pargolo. Chi è il “bambino” tra i due ?
Volendo considerare altri aspetti che caratterizzano e condizionano il rapporto “adulti” e “bambini” quando, di mezzo, c’è il calcio, non posso evitare di sottolineare la popolarità dei calciatori professionisti, il loro mondo dorato fatto di autografi, di stadi con decine di migliaia di spettatori, il miraggio di favolosi guadagni teoricamente a portata di tutti.
Sono, questi, dei veri e propri “luoghi comuni” che inquinano il rapporto educativo – affettivo che si instaura, o dovrebbe instaurarsi, tra un adulto ed un bambino.
La ragione fondamentale per la quale i “genitori” e gli “amici” si comportano, nei confronti dei bambini, in maniera non adeguata, è di ordine “culturale” : i primi, hanno dimenticato che gli stessi “bambini” non devono essere considerati dei “piccoli” uomini e che per i “bambini”, il movimento svolto sotto forma di gioco ed il gioco collegato con il movimento, sono dei bisogni “primari”.
E’ attraverso le attività motorie sopra menzionate che il bambino impara a prendere coscienza di se e del mondo che lo circonda, ad intrattenere rapporti con i propri simili, ad iniziare a misurarsi ed a collaborare con essi.
Quando, invece, il bambino comincia a rendersi conto che esiste il mondo degli adulti ?
Proprio quando i “giochi di movimento” diventano “pre – sportivi” prima e “di squadra” poi, impara a conoscere meglio se stesso e gli altri, che, guarda caso, non sono solo i suoi coetanei, ma sono più “grandi”, più “bravi”, più “forti”, più…… “rompi”.
Insomma, proprio la “conoscenza” del papà, della mamma, dei parenti e degli amici quali “adulti”, sviluppa, nel bambino, la capacità di “distinguere” , sempre più chiaramente, i propri diritti ed i propri doveri.
Quando il bambino comincia a “strutturare” comportamenti dettati da “diritti” e “doveri” , è pronto per i giochi di “regole” !
Il calcio per lui, da ora in poi, diventa uno dei giochi più formativi ed educativi, ed il fatto che sia uno dei più diffusi e praticati nel mondo intero, rende, per il bambino, tutto ancora più semplice e di facile comprensione.
Il calcio può essere praticato sui prati, sulle spiagge e nei cortili; ci si può servire, alla occorrenza, di attrezzi di fortuna di ogni tipo; l’unico oggetto indispensabile, che accende anche la fantasia di “papà” e dei suoi “amici”, è il pallone.
Caro “adulto”, mi dispiace, ma chi l’ha inventato, è proprio il bambino !
Traspare chiaramente, a questo punto, la mia concezione relativamente alla attività sportiva: essa è un mezzo per aiutare i bambini, i pre – adolescenti e gli adolescenti stessi, a maturare, a crescere, sia fisicamente che mentalmente, a stringere rapporti sociali ed a comunicare con gli altri.
Un genitore, comunque, potrebbe e dovrebbe ispirarsi a pochi principi, dai quali provo ad estrapolare poche, piccolissime regole: stimolare, incoraggiare e consolidare l’abitudine alla pratica sportiva, lasciare che il proprio figlio si esprima liberamente, cercare di “educarlo” in autonomia, evitare di esprimere giudizi sui dirigenti, sull’allenatore e sui compagni di squadra, cercare di non fare mai paragoni, far sentire la propria autorevole presenza nei moltissimi momenti di difficoltà ( leggi “sconfitte” ), avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato. In definitiva, “imparare” ed “educare” a perdere, è molto più difficile ed importante dello stesso “vincere” !
Provo, ora , a dare dei consigli agli “amici” ed ai “parenti” : quando avete a che fare con bambini e con ragazzi, ricordate sempre che il gioco del calcio li attira e li stimola per la semplicità delle regole fondamentali ( ad esempio, i bambini nemmeno considerano il “fuorigioco” ) e per la possibilità “teorica” che il risultato possa cambiare improvvisamente e all’ “infinito” e che, quindi, essi possano giocare all’ “infinito”.
In definitiva, provate a considerare “importanti” elementi che la vostra logica trascura, ma il vostro buon senso dovrà rivalutare; “importante”, per i bambini ed i ragazzi, è il fatto che si giochi all’aperto, su uno spazio ampio, con libertà di movimento, correndo senza limitazioni, calciando la palla.
Inoltre, è “importante”, sempre per i bambini ed i ragazzi, la possibilità di giocare a vari livelli di complessità, rispettando le diverse caratteristiche di personalità, differenziando o meno i ruoli, essendo più o meno forti, più o meno veloci, più o meno resistenti, più o meno abili e , soprattutto, componendo e scomponendo in molti modi, “momenti” di individualismo e “momenti” di cooperazione.
Il mondo degli adulti ed i rapporti che instaurano con i bambini, gli adolescenti ed i giovani che praticano o che vorrebbero praticare il calcio:
- Gli istruttori e gli insegnanti.
Il Sig. Vatta, sempre nell’intervista di cui sopra, dichiarò che gli istruttori si “atteggiano” ad allenare non dei soggetti in evoluzione psico - somatica, ma dei giocatori adulti e maturi di “prima squadra”.
Insegnano tanta tattica e poca tecnica; perciò, molti bambini, oggi, non conoscono i fondamentali del gioco del calcio.
Come dar torto al Sig. Vatta?
E’ chiaro che, dal punto di vista del lavoro con i giovani, la “qualità” dei tecnici è fondamentale, anche se tale requisito sarebbe da considerare indispensabile sempre, in qualsiasi “situazione” metodologico - didattica.
Il tecnico deve possedere dei requisiti e delle conoscenze che lo rendono idoneo al ruolo d’educatore.
Molte Scuole Calcio non hanno istruttori in grado di essere responsabili della crescita e della maturazione dei giovani.
L’unificazione delle qualifiche federali da parte della Federazione Europea, ha fatto sì che nella nuova figura dell’ “Allenatore di base” confluissero le esperienze più variegate.
Gli allenatori di terza categoria, gli istruttori di calcio, partecipando a delle “abilitazioni riservate”, ( anzi, a quelli che erano in possesso di entrambe le qualifiche, il nuovo “tesserino” è stato recapitato direttamente a casa ) hanno conseguito questo “titolo”; purtroppo, il tentativo di adeguamento della FIGC alle normative europee è stato interpretato in malo modo dagli allenatori e dagli Istruttori. Infatti, essi, hanno subito “lasciato” le dispendiose fatiche delle attività di base e di formazione, dedicandosi ai più remunerativi campionati dilettanti, dove, probabilmente, nel loro immaginario collettivo, sarebbe stato più facile “spiccare” il volo verso il calcio che conta. E’ accaduto questo strano fenomeno; come d’incanto hanno ritenuto “sublimate” le loro più recondite ed, in questo caso, illegittime, aspirazioni.
A tal proposito, in uno dei suoi interventi al Corso per Direttori Sportivi di Coverciano, sulle problematiche del Settore Giovanile e Scolastico, e precisamente quello del 21 marzo 2000, il Presidente di questo importantissimo Settore della F.I.G.C. , Innocenzo Mazzini, ha messo in risalto l’esigenza dei Quadri Dirigenti del Settore Tecnico di Coverciano, di rivedere l’orientamento, la formazione, l’aggiornamento dei tecnici iscritti agli Albi, prevedendo, per loro, la possibilità di una sorta di “processo formativo permanente” potendo contare su tecnologie sempre più all’avanguardia ( appositi software, INTERNET, INTRANET etc. , etc. )
Soprattutto, mi ha fatto piacere sapere che si sta pensando alle reintroduzione di una “figura professionale”, estremamente specializzata, che dovrebbe coordinare le attività formative di base e quelle agonistiche delle categorie giovanili, sia nelle Società professionistiche, sia in quelle dilettanti.
La nuova qualifica dovrebbe essere quella di “Maestro di Calcio”, che dovrebbe riempire la lacuna “lasciata” da quella di “Istruttore di calcio”.
L’attivazione presso i Comitati Provinciali del Coni degli Staff Tecnici, che dovrebbero svolgere una funzione di sostegno organizzativo, logistico e metodologico – didattico per tutte le tipologie e le forme di organizzazione di attività giovanili, ma specialmente per i Centri di avviamento allo sport, i Centri di preparazione sportiva giovanile ed i Centri sportivi scolastici della scuola primaria e secondaria inferiore, costituisce, secondo me, un ulteriore passo avanti.
Infatti, e di questo sono responsabili soprattutto i Coordinatori degli Staff sopra citati, presso i Comitati provinciali del CONI, sono istituiti dei Corsi d’informazione per tecnici operanti nelle Scuole Calcio – CAS che risultino essere privi di qualifica federale, che potrebbero rappresentare il primo gradino di quella “formazione permanente” degli istruttori della quale dovrebbe farsi carico il nostro Settore Tecnico.
Per la verità, questa non vuole essere una critica al Settore Tecnico della FIGC, ma solo uno sprone a tenere sempre alta la bandiera del “sapere”; combattere “ignoranze” e “luoghi comuni” che attanagliano il mondo del calcio è, infatti, un compito specifico del Settore stesso.
Concludendo il discorso, è positivo che chi segue i Corsi d’informazione indetti dai Comitati Provinciali del CONI, consegua due punti da “spendere” poi, come “titoli” per poter accedere alla frequenza del corso di “Allenatore di base” della FIGC.
Altro punto focale trattato da Mazzini nel suo intervento è stato il problema dell’Autonomia Scolastica ; sciogliere questo nodo, potrebbe significare, per il Settore Giovanile e Scolastico, trovare una collocazione spazio – temporale eccezionale.
Ottima l’iniziativa dell’Ufficio Studi dei Provveditorati; hanno creato delle vere e proprie unità di supporto e sostegno all’Autonomia didattica e Scolastica, in attuazione del D.P.R. 567/96 e delle sue integrazioni e modifiche ( 9/4/99), e del D.L. 112 del 31 marzo 1998.
Probabilmente saranno proprio i Provveditorati agli Studi a scomparire; le Scuole diventeranno veri e propri “domini” territoriali, potendosi organizzare le attività anche in ore extracurriculari ed in qualsiasi giorno della settimana.
I Dirigenti delle Società Calcistiche ed i Responsabili delle Attività di base calcistiche dovranno essere pronti ad acquisire una mentalità “progettuale” che possa produrre effetti immediati, dovranno sapersi proporre ai Presidi ed ai Direttori Didattici, con idee semplici e chiare, e soprattutto, ben organizzate e facilmente “fruibili” da parte degli alunni.
In una parola, con progetti che siano soddisfacenti da tutti i punti di vista.
Il Calcio entrerebbe, così, di diritto nelle attività formative che dovrebbero contribuire all’evoluzione della personalità del fanciullo e che dovrebbero garantire allo stesso di diventare adolescente prima, adulto poi.
Infatti, partendo dalle caratteristiche bio-psico-neurologiche che differenziano le varie età , l’attività motoria calcistica dovrebbe essere caratterizzata da curricoli verticali, che superino la logica dei programmi distinti e separati per “cicli”, che accompagnino il bambino lungo tutto l’iter formativo in un processo educativo continuo e globale, e che offrano specifici contributi di arricchimento allo sviluppo personale ed alla promozione del successo formativo.
Quindi, allenare ed educare un giovane “al” gioco del calcio e “con” il gioco del calcio non è facile, in quanto occorre che il tecnico abbia delle conoscenze approfondite, delle capacità motivazionali, volitive, tecnico - tattiche, anatomo - fisiologiche, educative, psicologiche, comunicative, e delle competenze opportunamente strutturate.
L’istruttore deve conoscere e tenere presente i vari processi di maturazione “fisica” e “culturale” dei giovani; ne abbiamo troppi malati d’ “agonismo” e troppe volte “usano” i giovani loro affidati per soddisfare le proprie frustrazioni.
L’istruttore di una Scuola Calcio deve ricercare attraverso l’insegnamento del gioco del calcio , entusiasmo ed interesse .
Il protagonista dell’apprendimento è il bambino , ma è l’istruttore che determina interesse e partecipazione , piacere e rendimento .
Tutte le volte che l’istruttore va in campo deve sapere “cosa” fare , “come” è importante fare , ed essere capace di analizzare “cosa” si è fatto .
I fattori che influenzano il processo di insegnamento - apprendimento sono molti; provo a distinguerli, evidenziandoli nella tabella che segue:
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EFFICACI |
INEFFICACI |
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Clima positivo |
Clima negativo |
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L’interesse e partecipazione |
Poco interesse alla partecipazione |
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Incoraggiamento |
Istruttore autoritario |
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Istruttore autorevole |
Poco interesse alla partecipazione |
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Organizzazione dei vari momenti della lezione |
Non saper organizzare i vari momenti della lezione |
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Variare i compiti e le attività |
Ripetitività |
Il lavoro fondamentale dell’istruttore di calcio è quello di far acquisire la tecnica di base ai suoi allievi in modo graduale, e utilizzando metodi, contenuti e mezzi adeguati all’età evolutiva “biologica” degli allievi stessi.
L’istruttore deve valorizzare quello che il bambino sa fare, e condurlo ad acquisire quello che non sa ancora realizzare nella massima tranquillità.
Bisogna rendersi conto che per svolgere bene il lavoro di istruttore di calcio si deve essere anche un educatore; se si vogliono ottenere risultati, specialmente con la fascia di età che va dai sei ai dieci anni, è doveroso trasmettere, oltre ai fondamentali tecnici, dei valori umani.
Mi aspetto, comunque, molto dagli Insegnanti e dalla Scuola; citando questi “operatori” e questa fondamentale “agenzia educativa”, voglio ribadire la loro “centralità” rispetto al processo di maturazione, “globale” ed “educativo” , dei bambini e dei pre – adolescenti.
Penso, infatti, al riconoscimento in ambito scolastico del ruolo educativo delle Sport che gli ultimi provvedimenti legislativi stanno evidenziando, anche attraverso l’istituto del “Credito formativo” attribuibile agli studenti che praticano attività sportive presso Associazioni esterne alla Scuola. E’ stata, così, restituita allo Sport, la dignità di attività necessaria per lo sviluppo dell’intelligenza, della personalità, dell’adattamento all’ambiente circostante.
Chiarisco che, quando parlo degli Insegnanti, non mi riferisco soltanto a quelli di Educazione Fisica ; la nuova prospettiva della Scuola Italiana, va costruita da tutti coloro i quali si interessano della “istruzione”, di “concezione” pubblica o privata che sia, ma soprattutto dagli insegnanti di ogni ordine e grado e di tutte le discipline.
La nuova Scuola deve essere capace di “progettare” per offrire “opportunità”, per stimolare la “creatività”, per offrire occasioni per “fare” : l’attività motoria, quindi, dovrà rivestire un ruolo importante nel complesso del “Piano delle Offerte formative”.
Ipotesi e strategie organizzative.
Programmazione delle attività formative di base
Una programmazione di una Scuola Calcio dovrebbe essere basata su disponibilità strutturali certe, su progetti aventi finalità chiare e condivisibili, obiettivi generali e specifici a breve, medio e lungo termine; soltanto cosi si avrà la possibilità di creare dei “cicli” formativi.
Altri elementi caratterizzanti un programmazione, potrebbero essere :
1) i bisogni dell’utenza: le esigenze dei bambini e delle loro famiglie;
2) gli Enti e le Società di supporto:
· il CONI,
· la FIGC,
· le Amministrazioni Comunali, Provinciali e Regionali,
· gli Enti di promozione sportiva,
· altri Enti presenti sul territorio,
· Società dilettanti e professionistiche, con le quali stringere collaborazioni o stipulare convenzioni;
3) i vincoli:
· mancanza di fondi erogati stabilmente;
4) le risorse umane, finanziarie e logistiche:
· lo Staff Tecnico dei Comitati Provinciali CONI,
· tecnici ed esperti a titolo di consulenza,
· Insegnanti di Educazione Fisica,
· contributi di Enti Pubblici, Enti locali, soggetti pubblici e privati,
· utilizzo di strutture ed impianti sportivi Provinciali e Comunali
· palestre scolastiche, impianti sportivi comunali, impianti sportivi privati
5) Gestione organizzativo – logistico, metodologico – didattico ed agonistico delle rappresentative.
A questo punto, è necessario chiarire ulteriormente quanto elencato sopra; a proposito delle strutture, sarebbe auspicabile che una buona scuola Calcio potesse disporre non solo di un campo da calcio, ma anche di spazi attrezzati al coperto ed allo scoperto, ed eventualmente, di una palestra , per curare ed arricchire al meglio le proposte didattico - operative.
L’obiettivo principale per una scuola calcio dovrebbe essere quello di “educare” calciatori.
Si sa bene, infatti, che il “gioco di squadra” aiuta la maturazione del giovane se lo spogliatoio, le trasferte, il “prima” ed il “dopo” gara vengono vissuti come momenti formativi .
I giovani calciatori hanno la possibilità di “vivere”, nell’ambito delle attività sportiva, opportunità educative uniche come il rispetto delle regole e degli avversari, l’importanza dell’umiltà e del saper accettare i limiti propri e dei compagni .
Tutti questi presupposti contribuiscono alla completa strutturazione delle caratteristiche della personalità dell’uomo “moderno”.
Sarebbe ottimale che le Scuole Calcio si prendessero cura sia della formazione che dell’ addestramento dei loro giovani allievi: soltanto così, la fase di successiva specializzazione potrà dare i frutti “programmati”.
In questa ottica, avere un Responsabile tecnico avente funzione di coordinatore, un medico per i servizi di tutela sanitaria ed un fisioterapista per aiutare i giovani nei momenti di necessità, potrebbe essere un’ottima soluzione logistico - organizzativa.
Una ulteriore riflessione la farò sul “reclutamento” e sull’ “orientamento” degli iscritti alle Scuole - Calcio: la ricerca del “talento” non deve essere soltanto una spasmodica cernita di ragazzini, ma anche frutto di lavoro organizzato e di tante sedute di allenamento.
“Spedire” un nostro allievo presso una società dilettantistica, non deve significare l’abbandono di quel ragazzo; per noi, proprio da quel momento, cominciano le responsabilità maggiori, perché quel ragazzo deve essere considerato un nostro “prodotto”, e quindi, egli diventa la nostra carta d’identità.
Se i suoi comportamenti non saranno adeguati, la colpa sarà sempre e comunque nostra , poiché lo abbiamo avuto tra le mani nei momenti della sua crescita, nei quali la sua capacità di apprendimento era estremamente “plastica”.
Bisognerà colmare questa lacuna, poiché molte società di serie “A” e “B” si rivolgono all’estero ( Sud America e Africa ) dove, con stratagemmi vari non sempre leciti, riescono a reclutare giovani .
Non bisognerà nemmeno tralasciare il discorso relativo al Settore Giovanile dilettantistico.
Nei dilettanti, infatti, vige la regola dei “fuori quota” ( per la presente stagione agonistica sono i nati negli anni 1980 / 1981 ); quindi, il ragazzo non ancora maturo per poter partecipare ad un campionato “Primavera” , potrebbe essere chiamato a giocare nei dilettanti, e molte volte, questo “passaggio” diventa un vero e proprio trampolino di lancio per i giovani.
E la “famigerata” legge Bosman ?
Questa sentenza, ha influito non poco sulla crisi dei settori giovanili, sia sotto il profilo economico, sia sotto l’aspetto sociale; ha compromesso anni di tradizione di calcio giovanile e, soprattutto, quell’aspetto ricreativo e formativo che lo sport ha sempre avuto per i giovani .
In Italia esistono più di 2000 società di puro settore giovanile. Piccole società che fanno enormi sforzi per mantenersi .
Perché investire miliardi su un settore giovanile, quando si ha la possibilità di acquistare giovani all’estero a costo zero ?
Negli ultimi anni si è visto una grande ondata di giovani giocatori comunitari ed extracomunitari arrivare in Italia andando ad infoltire gli organici di molti club di serie “A” e “B”.
Un altro fattore che blocca il settore giovanile è la fuga dei nostri giovani; sono molte le società che hanno subito danni economici con l’espatrio dei giovani all’estero.
Bisognerebbe disciplinare i rapporti tra le nostre Leghe e quelle degli altri Paesi, comunitari e non; altrimenti tutte le società andranno alla ricerca di “escamotage” per poter tesserare calciatori a costi sempre più ridotti.
Ad essere danneggiate, sarebbero le piccole Società, notoriamente fuori dai grossi “giri”.
Bisogna trovare una soluzione a questo problema; solo cosi, le società italiane tornerebbero ad investire sui giovani.
Concludendo, posso affermare che sono enormi le “tare” culturali che gravano sul mondo del calcio giovanile; l’enorme diffusione dei “mass – media” ha contribuito in maniera inversamente proporzionale al “dilagare positivo” delle conoscenze e delle competenze!
Il “nozionismo” ed i “luoghi comuni” imperversano, la “faciloneria” ed il “semplicismo” sono le nuove filosofie ispiratrici. La soluzione sta nell’integrazione sul territorio fra Scuola e Società sportive.
Essa può rappresentare l’occasione per la diffusione di una corretta cultura sportiva , attraverso “proposte operative” per tutti ed a misura di ciascuno, realizzando itinerari didattici comuni e tenendo conto delle opportunità che nascono dalle competenze dello Sport in generale e del calcio in particolare.
Ritengo sia importante praticare calcio nella Scuola, possibilmente in collaborazione con una Società Sportiva; si possono, così, conoscere i valori di questo “gioco” , le regole, lo spirito di gruppo, per preparare, se non dei bravi calciatori, sicuramente dei corretti tifosi, consapevoli dell’importanza del rispetto, della tolleranza e della sportività.
BIBLIOGRAFIA
Testi:
· IEI “L’Educazione motoria di base” – CONI
· IEI “Corpo, movimento e prestazione”– CONI.
· Stefano D’Ottavio “Insegnare il calcio: dalle situazioni di gioco alle abilità specifiche”, SSS.
· Massimo Cabrini “Psicologia nel calcio”, SSS.
· Giorgio Molon – Daniele Ranzato , “Il manuale del Settore Giovanile” .
Siti “web”
· Http://www.settoregiovanile.figc.it/index.html
· Http://www.settoregiovanile.figc.it/att_scol.html
Riviste specializzate:
· Carlo F. Chiesa – Caso Bosman – “Guerin Sportivo”
Gennaio 1996 n°4 , articolo sulla sentenza Bosman .
· Matteo Dalla – I Bambini ci guardano – “Guerin Sportivo”
Gennaio 1996 n°5 , articolo relativo all’intervista a Sergio Vatta
· Giancarlo Padovan –La giovane Italia di Mazzini – “Il Nuovo Calcio”
Aprile 2000 pagina 70 , articolo imperniato sull’intervista a Innocenzo Mazzini