Per pubalgia,
o meglio sindrome rettoadduttoria, si intende quella
patologia dolorosa degli sportivi che si manifesta a livello
della zona pubica e\o inguinale. Tale sindrome non è rara in
alcune discipline sportive come la pallamano, l’hockey su
ghiaccio e prato e gli sport in cui si utilizzano i pattini,
lo sci di fondo, il rugby, ma è nel calcio che raggiunge la
sua più alta incidenza, proprio perché è in questo sport che
si verifica una enorme sollecitazione delle strutture
osteotendinee della regione pubica. Quindi quando parliamo
di pubalgia non intendiamo una patologia traumatica acuta,
bensì di una sindrome da sovraccarico, il cosiddetto
“over-use” degli anglosassoni.
A livello dell’osso pubico si inseriscono mediante i loro
tendini i muscoli retto dell’addome e grande obliquo, gli
adduttori lungo e breve e il muscolo gracile (Fig. 1).
Nello sport del calcio, fatto essenzialmente di scatti
brevi, accelerazioni, finte e tiri, questi muscoli vengono
utilizzati in maniera vigorosa, determinando notevoli
sollecitazioni nel punto dove i loro tendini si inseriscono
sull’ osso pubico (giunzione osteotendinea), fino a poterne
provocare una infiammazione, responsabile della
sintomatologia dolorosa.
I fattori favorenti l’insorgenza della sindrome
rettoadduttoria, oltre al sovraccarico, possono essere una
non adeguata preparazione atletica eventualmente associata
al sovrappeso dell’atleta, i terreni troppo duri, quelli
troppo pesanti (fango) o quelli sconnessi, i tacchetti molto
rigidi.
La pubalgia si manifesta con dolore a livello della regione
pubica o inguinale, che insorge quando le strutture
infiammate vengono messe in tensione, quindi durante
l’attività sportiva, nell’atto di calciare o di compiere uno
scatto od un cambio di direzione in corsa. Nei casi più
gravi vi possono essere fastidi anche a riposo. Il dolore si
può anche irradiare verso la regione interna della coscia,
verso il testicolo, verso la regione addominale o perineale.
Per tali motivi sarà bene sottoporsi ad un controllo
specialistico per escludere la presenza di altre patologie
che possono simulare una sindrome rettoadduttoria.
La terapia della pubalgia si basa sulla sospensione della
attività sportiva, sull’assunzione di farmaci
antiinfiammatori non steroidei e sulla fisioterapia
antalgica (p.e. laserterapia, ionoforesi). Nei casi più
resistenti risultano efficaci le infiltrazioni locali di
corticosteroidi.
Un aspetto tipico delle sindromi rettoadduttorie è
l’andamento alternante del dolore con fasi di remissione che
permettono la ripresa dello sport, anche se, come accade
spesso, è sufficiente una sollecitazione più intensa per
risvegliare acutamente la sintomatologia che sembrava
scomparsa. Ecco perché una volta che pensiamo di essere
guariti, è bene procedere molto gradualmente con i carichi
di lavoro per ottenere un buon recupero fisico.
Alla base della prevenzione della pubalgia vi è lo
stretching dei muscoli adduttori e l’evitare impegni
sportivi troppo gravosi in terreni non idonei (Fig. 2).
Legenda figure
Figura 1: I muscoli della regione pubica e inguinale;
Figura 2: Gli esercizi di stretching consigliati per
la prevenzione e la cura della pubalgia (la posizione va
mantenuta per almeno 10 secondi, ripetendo ogni esercizio
per almeno 3 volte).
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