La costruzione e la conclusione
del gioco nel 3.4.3
Lorenzo Scarafoni
La scelta di
parlare ed approfondire la costruzione del gioco, la
sua conclusione per mezzo del 3-4-3, é dovuta alla
volontà di parlare e di esaminare sotto vari aspetti
soprattutto la costruzione dell’azione. La
costruzione dell’azione di per sè sembra una parola
semplice ed esplicativa, ma nasconde varie e
molteplici problematiche. Il gioco inteso come
un’idea che riesce o prova in ogni situazione a
risolvere le difficoltà, proponendo appunto l’idea
giusta al momento opportuno, mantenendo i concetti
voluti e divulgati con linguaggio universale ma
circoscritto nell’ambito del gruppo dall’allenatore.
Credo inoltre che si tratti di un compito molto
difficile in quanto, oltre la preparazione tecnica
tattica e fisica, sia di notevole importanza far
condividere e rendere consapevole della scelta di
ciò che si va a proporre il gruppo, quindi da non
sottovalutare l’aspetto psicologico. La conclusione
è conseguenza logica della costruzione, è anche
l’assoluto, il tutto, la cui alchimia è spesso
lasciata al talento del singolo. Credo che il
talento vada agevolato, ma che anche “l’alchimia”
vada ricercata ed allenata con notevole scrupolo.
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La
costruzione e la conclusione del gioco nel 3.4.3
| Il sistema 3.4.3
Come ho
precedentemente affermato, analizzeremo la
costruzione del gioco e la sua conclusione in un
sistema 3-4-3. Ogni sistema ha delle caratteristiche
dalle quali non si può prescindere (equilibrio -
elasticità - razionalità); tali principi sono
fondamentali e vanno rispettati sempre. Equilibrio:
si devono tenere in considerazione nella stessa
maniera e nello stesso tempo le due fasi di gioco
possesso non possesso in ogni situazione, prevedendo
il passaggio da una fase all’altra nel più breve
tempo possibile. Ciò deve avvenire in relazione e
nel rispetto dei principi e gli sviluppi della
tattica. Elastico: quando il sistema di gioco si
adatta facilmente all’atteggiamento dell’avversario,
senza che si verifichino squilibri, anche cambiando
compito o posizione a qualche giocatore.
L’elasticità quindi consente di mantenere sempre gli
equilibri anche se con un atteggiamento diverso.
Razionale: ogni sistema deve tener conto delle
caratteristiche fisiche, tattiche, tecniche e di
personalità dei calciatori a disposizione. Il
sistema quindi va considerato come idea di gioco, ma
che deve adattarsi negli equilibri ai calciatori a
disposizione
| La costruzione e
la conclusione del gioco nel 3.4.3
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Dislocazione
La
dislocazione dei calciatori sui tre reparti è
caratterizzata da una doppia linea d’attacco, vengono
così a formarsi quattro linee in senso verticale. fig. 1
- La linea difensiva è composta da tre difensori
centrali disposti a zona, con responsabilità nella fase
difensiva dell’ampiezza della profondità e si
garantiscono reciprocamente la copertura. La linea di
centrocampo è composta da quattro calciatori, i due
interni sono di equilibrio mentre i due esterni sono di
movimento. Il reparto avanzato è composto da tre uomini
con responsabilità di ampiezza e di profondità, con la
punta centrale che si posiziona davanti alle altre due
così da formare due linee in verticale (vedi fig. 1).
Strutturalmente in senso longitudinale il sistema si
estende su quattro parti: centrale interna (i tre
centrali difensivi, più i due interni di centrocampo)
che si occupano dell’equilibrio della squadra e
rappresentano il fronte difensivo (vedi fig. 2). Le due
parti esterne formate dall’esterno di centrocampo e
dal-l’esterno d’attacco sia di destra che di sinistra
costituiscono il movimento verticale nelle due fasi di
gioco; mentre la punta centrale è nella posizione più
avanzata della squadra e funge da perno d’appoggio e
ricerca la profondità (vedi fig. 3).
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la conclusione del gioco nel 3.4.3
| Caratteristiche dei giocatori
I
tre centrali difensivi devono garantire in elevazione
specialmente nel mezzo. Devono essere attenti nell’1 > 1
e saper pressare senza farsi saltare, devono saper
marcare a uomo, in quanto spesso può capitare di
trovarsi sull’esterno nell’1>1 con una copertura non
vicina (vedi fig. 4). Devono saper agire nella propria
zona di competenza come libero (coprire e marcare). I
movimenti di questa linea, in alcune situazioni, non
sono quindi quelli tipici di una difesa a zona. Gli
interni di centrocampo devono avere qualità di
contenimento, di pressione e saper mantenere la squadra
corta in possesso palla. Devono inoltre garantire
equilibrio tattico e saper giocare in velocità per
favorire il contropiede. Gli esterni di centrocampo
devono essere cursori di fascia devono saper attaccare e
difendere sfruttando l’ampiezza e la profondità, sempre
in rapporto allo sfruttamento delle corse in diagonale
degli attaccanti esterni. Caratteristiche degli
attaccanti:i due esterni offensivi si posizionano
all’interno, tra la linea laterale e la metà campo in
senso verticale; devono avere caratteristiche di
movimento o di seconde punte e non essere cursori o
difensori mascherati da attaccanti. Devono sfruttare la
profondità con dei tagli verso l’interno e verso
l’esterno. La punta centrale deve saper fungere da
sponda, saper trovare la profondità; questi può
diventare anche colui che detta il tempo e lo spazio.
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la conclusione del gioco nel 3.4.3
| Motivazioni della scelta del sistema 3-4-3
Alcune delle motivazioni che inducono alla scelta di
tale sistema sono da ricercare nelle problematiche
tattiche che andiamo ad analizzare. 1) il 2 > 2 centrale
in una difesa a quattro disposta a zona crea difficoltà,
in quanto se i due attaccanti sono vicini e disposti
sempre verticalmente, non si riesce a trovare la misura
giusta per la copertura o la marcatura. Si possono
verificare quindi, varie situazioni: a) se le punte sono
marcate dai rispettivi centrali di difesa questi sono
sempre costretti all’1 > 1 con sollecitazioni di
concentrazione notevole. Di conseguenza non si possono
dare reciproca copertura (vedi fig. 5); b) Se uno dei
difensori marca e l’altro copre si rischia di dare
troppo spazio all’attaccante rimasto libero e a volte
non si ha il tempo per chiuderlo (vedi fig. 6); 2) La
diagonale di copertura del terzino opposto: quando è
richiesta tale diagonale spesso si verificano difficoltà
nel tempo di marcatura dello spazio; poiché l’allenatore
cerca solitamente di favorire la densità verso il
centro; il terzino non sempre riesce a trovare nella
marcatura l’attaccante, situazione molto utile questa,
quando vi è il tempo di attuazione. In questo esempio la
diagonale è avvenuta nei tempi giusti (vedi fig. 7).
Ipotizziamo che il n°5 rimanga in marcatura e vediamo
che il n°3 non riesce a chiudere un eventuale 1-2 dalla
parte opposta (vedi fig. 8). Nel caso in cui il n° 5 si
stacchi dalla marcatura e vada a dare copertura al n°4
si vede che il n°11 avversario rimane libero di ricevere
palla in una posizione pericolosa pur essendo la difesa
in superiorità numerica (vedi fig. 9).
Altra problematica: pur riuscendo nei giusti tempi la
diagonale del terzino opposto, potrebbe esserci bisogno
di un centrocampista che vada ad aggiungersi alla linea
di difesa (5°uomo) per non permettere alla squadra
avversaria di trovare ampiezza. Altra soluzione é
l’inserimento di un centrocampista centrale nella linea
difensiva, in quanto l’esterno di centrocampo dovrebbe
fare troppa strada per fare il 5°uomo (vedi fig. 10).
Quando si gioca con due attaccanti, se si vogliono
effettuare degli inserimenti da parte degli esterni in
profondità, si possono verificare problemi di tempo di
spazio e di coordinazione di movimenti. Problemi
dell’attacco a due punte nell’utilizzo dello spazio: se
si vuole entrare per mezzo di corse in diagonale con gli
esterni offensivi contemporaneamente vi è poco spazio
perché ci sono già due punte internamente (vedi fig.
11). Inoltre è difficile anche l’inserimento dei
centrocampisti in quanto, per la conclusione in porta,
partono da una posizione troppo lontana divenendo quindi
prevedibili riducendo l’effetto sorpresa. Inoltre per
questi è difficile trovare il tempo per l’anticipo
dell’esterno avversario (vedi fig. 12).
Altra problematica: pur riuscendo nei giusti tempi la
diagonale del terzino opposto, potrebbe esserci bisogno
di un centrocampista che vada ad aggiungersi alla linea
di difesa (5°uomo) per non permettere alla squadra
avversaria di trovare ampiezza. Altra soluzione é
l’inserimento di un centrocampista centrale nella linea
difensiva, in quanto l’esterno di centrocampo dovrebbe
fare troppa strada per fare il 5°uomo (vedi fig. 10).
Quando si gioca con due attaccanti, se si vogliono
effettuare degli inserimenti da parte degli esterni in
profondità, si possono verificare problemi di tempo di
spazio e di coordinazione di movimenti. Problemi
dell’attacco a due punte nell’utilizzo dello spazio: se
si vuole entrare per mezzo di corse in diagonale con gli
esterni offensivi contemporaneamente vi è poco spazio
perché ci sono già due punte internamente (vedi fig.
11). Inoltre è difficile anche l’inserimento dei
centrocampisti in quanto, per la conclusione in porta,
partono da una posizione troppo lontana divenendo quindi
prevedibili riducendo l’effetto sorpresa. Inoltre per
questi è difficile trovare il tempo per l’anticipo
dell’esterno avversario (vedi fig. 12). Anche le punte
hanno difficoltà a trovare spazio, in quanto se cercano
l’ampiezza occupano la zona di un possibile inserimento
degli esterni; nel caso in cui si lasciasse libera una
fascia per l’inserimento di un esterno, si
verificherebbe che un solo giocatore andrebbe a trovare
la profondità, e ciò è riduttivo (vedi fig. 13). In
conclusione si può dire che per il reparto d’attacco vi
sono poche alternative di inserimento, e in qualche caso
un po’ innaturali e standardizzate e quindi l’effetto
sorpresa è molto lasciato al talento del singolo.
| La costruzione e
la conclusione del gioco nel 3.4.3
| Vantaggi del 3-4-3
1)
Maggiore sicurezza centrale in difesa: si ha un 3 > 2
contro le due punte avversarie centrali e spesso si ha
superiorità centralmente che consente una buona
marcatura e una buona copertura in profondità e in
ampiezza. 2) Doppia coppia di esterni: non si subisce
inferiorità numerica sugli esterni e si hanno
alternative di gioco in fase offensiva. 3) Si hanno più
uomini in fase offensiva: abbiamo sempre tre giocatori
che operano disposti a triangolo creando rischi sempre
maggiori agli avversari. Inoltre quando gli avversari
salgono devono sempre tener conto del contropiede a tre
uomini. 4) Lo scaglionamento offensivo su due linee,
permette di avere sempre un collegamento tra il
centrocampo o il reparto arretrato e l’attacco avanzato;
nello stesso tempo da consentire lo smarcamento della
punta centrale. Difatti i due esterni offensivi non
partono larghi ma si posizionano all’interno più o meno
tra la linea laterale e la metà campo in senso
verticale. Vedere attraverso le raffigurazioni le
molteplici possibilità della linea d’attacco (vedi fig.
14, 15, 16, 17 e 18): Per avere tre possibilità di
movimento in ampiezza: se la squadra è chiusa, si
possono aprire sulla fascia di competenza (fig. 16); se
la palla arriva alla punta o scattano in profondità
verso la porta (fig. 17), o in seconda battuta (fig.
18)
fig. 14 spazio iniziale per esterno arretrato
| La costruzione e
la conclusione del gioco nel 3.4.3
| Svantaggi del 3-4-3
1)
Se gli avversari inseriscono con tempestività uomini del
centrocampo sulle fasce alle spalle dei terzini,
specialmente con movimenti dal centro verso l’esterno,
si rischia una parità numerica 3>3 della linea
difensiva, oppure si lascia un uomo sulla fascia libero
e con palla, oppure si costringe ad affannose corse
laterali uno dei due centrocampisti centrali. 2) Stesso
discorso di squilibrio se gli avversari sanno sfruttare
i cambi di gioco, sempre con inserimenti alle spalle dei
terzini. 3) Se gli avversari sanno far girare
continuamente palla da una fascia all’altra con una
sequenza di passaggi di fronte alla nostra ultima linea,
si costringe ad un movimento continuo di uscita e di
rientro da parte dei tre difensori centrali, creando in
questo modo pericolosi momenti di squilibrio
Fonte: Notiziario Settore Tecnico
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