Medicina e alimentazione

IL TRATTAMENTO DELLE LESIONI CARTILAGINEE DEL GINOCCHIO - Dr. Volpi
Centro di Traumatologia dello Sport e di Chirurgia Artroscopica Istituto Ortopedico Galeazzi - Milano


La cartilagine è un tessuto nobile, costituito per lo più da acqua (80%), matrice (collagene di tipo 11, protoeglicani, ecc.), cellule (condrociti). Già Hunter nel 1743 e Paget nel 1853 riferivano della scarsa capacità riparativa della cartilagine che è un tessuto non vascolarizzato, non innervato e con una sproporzione fra cellule (2-5%) e matrice; i condrociti sono mantenuti vitali dal liquido sinoviale e dai componenti della matrice cellulare. La cartilagine riveste i capi articolari ed è spesso coinvolta in danni articolari da traumi sportivi, lavorativi e da incidenti stradali. La sua funzione principale è quella di assorbire e distribuire le forze di carico e di taglio all'osso subcondrale e per la complessità e la delicatezza della sua struttura la si può paragonare ad una spugna. L'etiologia è prevalentemente traumatica anche se non bisogna dimenticare la patologia degenerativa, infiammatoria, infettiva e neoplastica. La classificazione delle lesioni condrali secondo Outerbridge si, suddivide in quattro gradi:
 

  1. rammollimento e rigonfiamento della cartilagine articolare
     
  2. frammentazione e fissurazione inferiore ad 1 cm di diametro
     
  3. frammentazione e fissurazione superiore ad 1 cm di diametro
     
  4. erosione della cartilagine articolare fino all'osso subcondrale. Il quadro clinico non è sempre uniforme: possiamo imbatterci nel dolore a riposo, nel movimento o sotto carico, nel gonfiore o idrarto dopo lo sforzo, nell'impaccio articolare o nel crepitio. Spesso però le lesioni condrali sono rilievi occasionali durante un accertamento artroscopico, anche perché le indagini sia radiologiche che strumentali non consentono di evidenziare un preciso quadro anatomopatologico.
     
Il trattamento è conservativo o chirurgico: nel primo caso ci si avvale della riduzione della attività fisica. sportiva o se necessario lavorativa, mettendo a riposo l'articolazione; utile il ricorso al ghiaccio locale e ai farmaci antinfiammatori. Quindi bisogna impostare un programma riabilitativo basato sull'attività fisica in scarico (piscina, ginnastica eventualmente cyclette), sulla fisioterapia e sulla diminuzione del peso se occorre. Infine serve indirizzare il paziente allo sport più idoneo perché le sollecitazioni gestuali non sovraccarichino l'articolazione interessata.
Il trattamento chirurgico consente più opzioni:
 
  1. Pulizia dei detriti articolari, asportazione di frammenti o corpi mobili, "shaving" o levigatura del difetto condrale, anche utilizzando sistemi a radiofrequenze (coblazione).
     
  2. Tecniche che tendono alla stimolazione della crescita di fibrocartilagine (collagene di tipo 1). Tale obiettivo si raggiunge attraverso procedure chirurgiche standardizzate: perforazioni (Pride, 1959), condroabrasione (Johnson, 1986), microfratture (Steadman, 1992).
  3. Tecniche che mirano al ripristino della cartilagine ialina (collagene di tipo 11). In passato si sono eseguiti innesti periostali, innesti pericondrali, allotrapianti (per es. fibre di carbonio); più recentemente si sono eseguiti innesti osteocondrali e innesti condrocitari (prelievo e coltivazione di condrociti con successivo reimpianto).
     
Soprattutto le indicazioni agli innesti condrocitari devono rispettare criteri molto selettivi quali l'età, l'etiologia traumatica, le dimensioni del difetto, la correzione di deviazioni assiali o instabilità articolari pre-esistenti, ecc. Il nostro indirizzo terapeutico prevede il trattamento con microfratture nei casi 3 ° e 4° di Outerbridge nei traumi relativamente recenti e il trattamento con innesti osteocondrali nei difetti di piccole dimensioni in lesioni inveterate; ricorriamo agli innesti condrocitari nei difetti di maggiori dimensioni non dimenticando che si tratta di una metodica minuziosa, con più interventi chirurgici, dai costi elevati e per ora da eseguire in artrotomia. Questa tecnica fa riferimento alla metodica originale proposta dalla scuola svedese (Brittberg e Peterson, 1994), che tende al ripristino della cartilagine ialina (collagene di tipo II). Al momento della valutazione artroscopica e in presenza di fattori favorevoli all'indicazione chirurgica si esegue un piccolo prelievo di un frammento condrale in regione sovracondilica mediale o laterale. Il frammento viene inviato al laboratorio specializzato per la proliferazione cellulare.
Differenti sono le tecniche utilizzabili: per esempio "Carticel" si serve di un lembo periostale prelevato dalla tibia che fa da contenitore alle cellule da impiantare; "Maci" fa crescere i condrociti su una membrana di collagene che viene applicata direttamente sul difetto condrale. In entrambi i casi eseguiamo il secondo intervento a distanza di almeno quattro-sei settimane nelle riparazioni condrali isolate, mentre nei casi in cui è stata eseguita una ricostruzione legamentosa del pivot centrale preferiamo innestare l'impianto condrocitario dopo tre-quattro mesi. I risultati a lungo termine daranno risposte più sicure sugli aspetti biologici di queste metodiche, mentre sugli aspetti tecnico-chirurgi riteniamo che in entrambe le soluzioni si debba cercare una modalità di impianto in artroscopia per ovviare a interventi artrotomici.

E' sicuramente importante oggigiorno per un traumatologo sportivo offrire al paziente più opzioni per la riparazione di lesioni articolari siano esse legamentose, meniscali e/o osteocondrali tese al ripristino dell'integrità funzionale dell'articolazione lesa, presupposto impriscindibile per una ripresa completa dell' attività sportiva. In particolare nel trattamento delle lesioni condrali occorre conoscere più metodiche anche per non trovarsi impreparati a situazioni anatomopatologiche differenti. Ciononostante la nostra sensazione è quella di essere ancora lontani dalle soluzioni chirurgiche ideali in quanto le attuali conoscenze e applicazioni costituiranno probabilmente i presupposti per nuove strategie biologico-chirurgiche quali la terapia genica e l'ingegnerizzazione dei tessuti.
 

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